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extras July, 5th 2016 by Aede

Musafir | Rosario Simone

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Musafir, in arabo, vuol dire viaggiatore. Rosario Simone è un giornalista ma soprattutto un instancabile viaggiatore zaino in spalla. Il suo itinerario parte agli inizi degli anni Ottanta, dalle sponde algerine, ed arriva alle soglie del XXI secolo, in Anatolia, passando per il Marocco, la Tunisia, la Libia di Gheddafi dove sono ancora evidenti le tracce della colonizzazione italiana. E poi ancora la Siria, paese laico in equilibrio tra crescenti tensioni religiose, il Kurdistan e l’Iraq, prima e durante la guerra del Golfo. Qui, prima di essere rimpatriato da una delegazione europea, viene ingaggiato come interprete dalla CBS News e diventa testimone involontario del conflitto. Davanti ai suoi occhi si susseguono, quasi fosse la sceneggiatura di Forrest Gump, gli eventi che sono ormai patrimonio della nostra memoria e le celebrità che si recarono in Iraq per tentare di evitare lo scontro: Cat Stevens, Stanley Clarke, Eddie Firmani, Ahmed Ben Bella, Mohammed Alì. E poi, le persone comuni: curiose, ospitali, disponibili. Le stesse raccontate dalla prima all’ultima pagina. Rosario Simone non è un turista, non è un fuggitivo e nemmeno un esiliato: è un narratore che racconta con la forza del candore quello che vede, e il suo è un diario capace di trasmettere immagini vivide agli occhi del lettore. Un inno al viaggio e al suo fine più profondo: la conoscenza. Quella che aiuta a comprendere il mondo arabo e le radici di quanto accade oggi nel Mediterraneo.

Al centro si catapultò all’improvviso una vecchia vestita col variopinto abito tradizionale del Golan. Qualcuno le si avvicinò, le diede del denaro e le chiese di incoraggiare gli altri a ballare. Rispose “Ala rasi!”, come dire, lo giuro sulla mia testa. Cominciò a ballare anche lei. Poi si avvicinò ad un mukhabarat e insistette perché le prestasse la pistola. Quando l’ebbe ottenuta ricominciò a danzare. Poi prese a fare fuoco all’impazzata sparando per lo più in aria. Nel panico generale, la folla dei danzatori si fermò e molti, me compreso, si buttarono a terra o si nascosero fino a quando un gruppetto di mukhabarat non riuscì a farsi ridare l’arma e a far riprendere le danze.

È proprio il bivio da cui partiva la strada che portava a Jenduba. Dopo esattamente dodici anni mi trovo ancora a passare per uno dei bivi dimenticati della mia vita, i miei “mafraq”, i tanti crocevia fra i quali ho trascorso, in attesa di un passaggio, ore e ore della mia esistenza.

Rosario Simone nasce a Orta Nova nel 1960.
Da liceale legge L’Emirato di Bari di Giosué Musca e decide di imparare l’arabo. Laureato a pieni voti a L’Orientale di Napoli con tesi sull’immigrazione marocchina nel Tavoliere. Viaggiatore zaino in spalla e autostop fino ai primi anni ’90. Dal 1991 lavora presso industrie farmaceutiche occupandosi di export. Pubblica nel 1993 un reportage sulla Libia su “Il Corriere del Ticino”. Iscritto all’ordine dei giornalisti, collabora con giornali italiani, svizzeri, olandesi, statunitensi e degli Emirati Arabi. Nel 2001 riceve la menzione d’Onore dall’ICCROM nel concorso internazionale Media Save Art per un reportage apparso su “Il Corriere della Sera” sulle biblioteche della Mauritania. Nel 2013 il manoscritto Musafir va in finale e riceve, da inedito, la Menzione Speciale al Premio Saverio Tutino, organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR); nel 2014 riceve il secondo premio nella categoria inediti al Premio Letterario Il Molinello, Rapolano (SI).
Attualmente collabora con la redazione senese de “La Nazione” e il giornale on line di Abu Dhabi “Al Ain.net”.

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