Il più maldestro dei tiri

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Quando un uomo col pallone incontra un uomo con la bicicletta, quello col pallone perde le elezioni.

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Descrizione

In un campo affollato, a ridosso dell’area di rigore, c’è Andrea Pirlo pronto a calciare una delle sue “maledette” come le chiama Fabio Caressa, e nell’altra area c’è Silvio Berlusconi che fa “Il Venezia” – uno che non passa il pallone – secondo la definizione di Massimo Fini, due destri: uno di ordine, l’altro di caos. A centrocampo ci sono Nibali e Pantani, Iniesta e Zidane, Brera e Prodi, sulle fasce Lentini, McNamara e Donovan, Mastroianni, Giordano Bruno e Volonté, Baricco e Inzaghi, Renzi e Obama; in difesa: Zizek, Herzog, Scirea, Di Bartolomei, Materazzi, Veltroni, Berlinguer, Roger Casement; in porta Bruce Grobbelaar e Buffon, Zoff e Gordon Banks; in panchina un mucchio di gente: Mourinho, Guardiola, Di Matteo, Rocco, Sacchi, Del Bosque, Zeman, Bielsa, Boskov, Benitez, Agnelli, Putin, Manzoni, Dino Risi, Letterman e tanti altri. Una partita dell’assurdo, raccontata in un saggio sulla memoria che diventa romanzo di conversazione. Una storia nata in omaggio a Edmondo Berselli e al suo libro “Il più mancino dei tiri”, e che è diventata una mappa alternativa per leggere il ventennio berlusconiano attraverso il calcio: dalla sua prima sconfitta a Pasadena ad opera del Brasile e non di Bossi fino al Milan di Inzaghi, passando per il Liverpool di Benitez e i libri di Friedman; e per raccontare il ruolo politico delle punizioni di Andrea Pirlo. Una cronaca surreale di una partita giocata sotto i nostri occhi.

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