La babele postcoloniale

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Questo studio ripercorre i nodi del pensiero postcoloniale di quest’ultimo trentennio, con poeti, romanzieri e teorici che hanno saputo cogliere lo spaesamento linguistico e culturale derivato dall’esperienza coloniale. Salman Rushdie, Derek Walcott, V. S. Naipaul, Edward Said, Benedict Anderson, e altre voci dal panorama culturale e letterario anglofono ci parlano di paesaggi complessi e intraducibili.

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Descrizione

Questo studio ripercorre i nodi del pensiero postcoloniale di quest’ultimo trentennio, con poeti, romanzieri e teorici che hanno saputo cogliere lo spaesamento linguistico e culturale derivato dall’esperienza coloniale. Salman Rushdie, Derek Walcott, V. S. Naipaul, Edward Said, Benedict Anderson, e altre voci dal panorama culturale e letterario anglofono ci parlano di paesaggi complessi e intraducibili. A legare insieme queste riflessioni poetiche e teoriche su nazione e biopotere, terra e confini, mare e pensiero migratorio, è la mitica Torre di Babele: da Benjamin a Derrida fino alla rilettura offerta da Homi Bhabha (il cui pensiero ha ispirato questo studio), la Torre riassume l’utopia della lingua unica e la sua sconfitta necessaria. La mappa del nuovo mondo che allora si offre al nostro sguardo, nei versi del grande cantore dei Caraibi, Derek Walcott, è un immenso arcipelago in cui le molte lingue e genti sono confuse e… “creolizzate” da sempre.

 

Marina De Chiara insegna Letteratura Inglese all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.
È autrice di Percorsi nell’oblio. Poetiche postcoloniali di creolizzazione (Costa & Nolan, 1997), La traccia dell’altra. Scrittura, identità e miti del femminile (Liguori, 2OO1), e Oltre la gabbia. Ordine coloniale e arte di confine (Meltemi, 2OO5). I suoi ambiti di ricerca riguardano la letteratura moderna e contemporanea anglofona, la letteratura chicana, la teoria critica postcoloniale e di genere.

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Peso 130 g

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