Le dimore dei Murat

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L’architettura ha un suo linguaggio irripetibile che può raccontare la storia dell’animo umano e delle sue aspirazioni “racchiudendo nelle sue forme l’esistenza di esseri immersi in particolari circostanze storiche”.
L’espressività delle forme architettoniche e la qualità costruttiva e compositiva, costituirono un autentico codice identificativo la cui valenza assunse un ostentato significato simbolico che trascese quello della funzione per imprimersi nell’immaginario del loro tempo. In Francia, nel corso del processo rivoluzionario, s’intese abbattere l’Ancien Régime, condannando i sovrani e devastando le dimore in cui si racchiudeva il loro immenso e secolare potere.

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Descrizione

L’architettura ha un suo linguaggio irripetibile che può raccontare la storia dell’animo umano e delle sue aspirazioni “racchiudendo nelle sue forme l’esistenza di esseri immersi in particolari circostanze storiche”.
L’espressività delle forme architettoniche e la qualità costruttiva e compositiva, costituirono un autentico codice identificativo la cui valenza assunse un ostentato significato simbolico che trascese quello della funzione per imprimersi nell’immaginario del loro tempo. In Francia, nel corso del processo rivoluzionario, s’intese abbattere l’Ancien Régime, condannando i sovrani e devastando le dimore in cui si racchiudeva il loro immenso e secolare potere.
Gioacchino e Carolina Murat presenti in questo studio con le loro dimore, in un’esaltante ascesa, alla stregua dei principi e sovrani che affollavano la scena europea, intesero trasmettere la rappresentazione delle loro conquiste sociali e politiche, mirando, tuttavia, che le opere intraprese, fossero espressione dei mutamenti storici e della cultura architettonica e artistica della loro epoca. Attraverso i considerevoli interventi, si andava manifestando la loro ansia di radicarsi nella storia circondandosi degli attributi simbolici della loro condizione di privilegio: le collezioni, i titoli e l’archeologia; da mecenati, con grazia e lungimiranza, mobilitarono artisti e studiosi di varia provenienza in grado di realizzare il disegno delle loro ambizioni.
In architettura, il processo di cambiamento era iniziato ancora prima che la generazione di Leconte si affermasse. Nella progressiva soppressione di apparati, simboli e modelli espressivi dell’Ancien Régime, operata per iniziativa e merito di numerosi architetti visionari e teorici dell’architettura (in particolare quelli cosiddetti rivoluzionari: Ledoux, Boullée, Lequeu), che ne avevano dissodato il cammino, Leconte si ritrovò a percorrere, insieme con altri colleghi e artisti, la svolta verso “La Renaissance du classicisme” che divenne il carattere fondante del suo riconoscimento professionale.
Le architetture esaminate, sono sia quelle pubbliche dove si esercitava la ritualità del potere come “la salle des Cinq-Cents” e d’intrattenimento come il café-restaurant Les Feuillants, sia quelle pertinenti dei Murat: Villiers, Neuilly, Thélusson, Élysée, Benrath ed infine quelle reali di Napoli. Si tratta di testimonianze eloquenti degli eventi che si susseguirono dentro e fuori di esse; la ricerca e ritrovamento d’inedite documentazioni, ha consentito la loro riscoperta benché la scomparsa o alterazione, abbia comportato, talvolta, la rimozione stessa della loro esistenza e di quelli che ne furono i testimoni. Si è rivelata di particolare interesse la ricostruzione analitica della storia di tali edifici, intesi come luoghi o dimore, dove i personaggi (ancor più quelli femminili), sono stati diversamente partecipi con la loro vita privata e sociale.

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